STORIA DI FREISA, FRESE E FRESIE (di Alessandro Felis)

Il Freisa, vitigno tipicamente piemontese, ha una storia di almeno 500 anni così come da documentazioni pervenute sino ai giorni nostri. La sua presenza nei territori degli odierni Monferrato e Collina Torinese è sicuramente precedente ma con altri nomi ad indicare l’uva locale.

All’inizio del 1500 delle carrate di fresie, sono citate in una tariffa di pedaggio di Pancalieri, in provincia di Torino. Le “frese” cinquecentesche sono poste tra i vini pregiati e sono stimate il doppio del vino comune. Prosegue nel 1600 la storia di questo vitigno, nei tempi antichi molto spesso citato con il plurale “fresie” o “freise” anche se non se ne trova traccia nella pubblicazione del Giovanni Battista Croce “Dell’eccellenza e della diversità dei vini che nella montagna di Torino si fanno e del modo di farli”. La prima descrizione ampelografica risale alla fine del 1700 ed è quella del Conte Giuseppe Nuvolone-Pergamo, direttore dell’Orto Sperimentale della Reale Società di Agricoltura di Torino. Dal 1800 importanti studiosi dei vitigni ne parlarono nelle loro opere scientifiche. In merito alla zona d’origine ritenevano che la Freisa costituisse un tipo di vitigno molto particolare che si doveva ritenere originario dei colli che si stendono fra Asti e Torino. Oltre alla Freisa di Chieri o la “fresietta”, più estesamente coltivata, se ne indicavano altre due varietà: la “fresia grossa e la fresia pica”. Alla fine del 1800 la coltivazione della Freisa venne intensificata, per la sua caratteristica di resistere all’attacco della peronospora e diventa il vitigno predominante nel circondario di Torino. E molto diffuso nella zona di Asti.

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